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DAI LUMIERE A "LE CORBEAU"

il cinema francese raccontato da Robert Brasillach

Attilio Cucchi 

pp. 206 - € 21,00

Diversamente da autori come Céline o Drieu La Rochelle, Brasillach è ancora sottoposto a una sorta di damnatio memoriae, quasi come se l’essersi consegnato spontaneamente alla giustizia partigiana avesse comportato un’ammissione di colpa, e il processo e la condanna lo rendessero più impresentabile degli altri due e dei vari anticonformisti degli anni Trenta. Essere finito sul banco degli imputati, e solo col ricatto morale del precedente arresto della madre, in un contesto che anticipò l’inedita macchina giudiziaria di Norimberga, e aveva evocato allo scrittore la figura di Andrea Chenier, sanciva già di per sé la colpevolezza dello scrittore, la sua organicità al male assoluto. Questa macabra parodia dei gironi danteschi si ripropone senza l’alone romantico del suicidio di Drieu, gia homme couvert de femmes, o la dissacrazione alla Rabelais di Celine. Non è da escludere che Drieu abbia suscitato qualche simpatia per la sua attenzione verso il comunismo, e con Celine è stata tentata un’operazione simile a quella attuata con Jünger e Schmitt: di contro Brasillach, anche per la sua formazione maurrassiana è meno omologabile. L’ammirazione e l’omaggio a Drieu, come il compiacimento per la sorte non troppo malevola del dottor Destouches, non devono però impedire la riflessione su questo diverso destino. [Dal testo]

 

 

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